Venerdì 11 settembre 2026 dalle ore 17.30 alle ore 20.30, la galleria EContemporary riapre le sue porte con una mostra che segna anche un ritorno ad un tema più classico: un linguaggio pittorico dichiaratamente figurativo.
A restituircelo è Sun Hee Moon, artista di origine coreana che per questa mostra costruisce un percorso pittorico attorno a un soggetto tanto semplice quanto carico di significati: la mano.
Non una mano qualunque, ma la mano che parla. Il progetto espositivo “Gesti: quello che il gesto racconta” nasce da un’osservazione che attraversa culture e geografie distanti: il gesto come forma di linguaggio autonomo, capace di dire ciò che la voce talvolta non può, o non basta a dire. Sun Hee Moon guarda con attenzione tanto alla gestualità italiana — quella teatrale, quotidiana, quasi coreografica, che accompagna e amplifica la parola — quanto al linguaggio dei segni, sistema comunicativo compiuto in cui ogni movimento della mano è sintassi, è significato, è voce per chi voce non ha.
Le mani raccolte che popolano le sue tele sono così frammenti di un alfabeto universale e insieme intimo: mani che si intrecciano, si aprono, si raccolgono in gesti di ascolto o di attesa. Per esempio, in opere come The Dumb Speech — titolo che è già un manifesto — l’artista fa collidere il linguaggio dei segni, il gesto involontario e la relazione sociale, in un’unica superficie pittorica dove il silenzio non è assenza di comunicazione ma sua forma più densa e concentrata.
È in questo cortocircuito tra ciò che si dice e ciò che si mostra che si riconosce la cifra più autentica della ricerca di Sun Hee Moon: un’artista capace di tenere insieme radici culturali globali e vissuto locale, senza che l’una prevalga sull’altra. Le sue mani parlano un linguaggio universale, ma lo fanno attraverso corpi, superfici e cromie che portano ancora i segni di un’origine precisa. Non a caso, accanto al tema della gestualità, la mostra lascia riaffiorare un altro filo conduttore del lavoro dell’artista: la memoria della Corea, evocata attraverso i costumi tradizionali e le usanze delle donne coreane, figure le cui presenze silenziose attraversano la tela come echi di un mondo domestico e onirico.
È proprio in questa doppia tensione — tra l’universale del gesto e il particolare della tradizione e del figurativo, tra la comunicazione che unisce e l’identità che distingue — che si muove la pittura di Sun Hee Moon: in particolare un invito a fermarsi su ciò che le mani, prima ancora delle parole, hanno sempre saputo raccontare.
La mostra sarà visitabile sino al 31 ottobre 2026.